Quando si parla di fantasy, il pensiero corre subito a mondi secondari straripanti di draghi, magia e terre lontane dalla nostra esperienza, oppure a scenari urbani in cui le città dei nostri giorni celano un mondo soprannaturale oltre il velo della realtà. Esiste però un sottogenere che sceglie di restare “dentro” la Storia (quella con la S maiuscola): il fantasy storico. Curiosamente ancora poco esplorato in Italia, ma dalle grandi potenzialità proprio perché unisce due forze apparentemente opposte: il rigore del passato e l’ampio respiro del fantastico.
Fantasy storico o fantasy in cornice storica? La vera definizione del sottogenere
Non è raro confondere il fantasy storico con il fantasy in cornice storica. Nel primo caso, la ricostruzione storica è parte essenziale: ambientazioni, usi, mentalità e atteggiamenti, persino il linguaggio riflettono un reale passato in cui i protagonisti possono essere personaggi storici reali o anche immaginari, ma sempre calati in un contesto storico fedele e rispettoso dell’epoca di cui si narra. L’aderenza storica non è solo cornice (flavour) ma è parte integrante dell’esperienza narrativa. Il soprannaturale non si sovrappone arbitrariamente, ma si innesta nella visione del mondo dell’epoca, come accadeva nelle cronache medievali infarcite di miracoli e prodigi.
Il fantasy in cornice storica, invece, prende in prestito scenari storici ma li usa come semplice sfondo. Qui domina la libertà creativa e l’elemento magico è più vicino al fantasy classico che a una rielaborazione del passato. Non è raro, difatti, trovare fantasy in cornice storica in cui i personaggi hanno nomi che non sarebbero aderenti al periodo e alla locazione geografica, o in cui viene solo accennato un evento particolare descritto dalla storiografia senza che esso influisca in modo diretto sulla trama: un fantasy in cornice storica potrebbe ambientare la medesima trama in diversi tempi e luoghi senza che essa subisca modifiche basilari. Vi è, in sostanza, la scelta di ambientazioni “storicheggianti” ma senza la necessità del rigore documentario: la storia diventa sfondo, non struttura.
Come per tutte le cose complesse, tale da distinzione non è rigida. Schematizzarla risulta però utile a capire le scelte degli autori.
Lo stato dell’arte in Italia della narrativa fantasy storica
Nonostante quello che il lettore occasionale del sottogenere possa pensare, in Italia il fantasy storico fatica a trovare spazio, schiacciato da un lato dal romanzo storico (la narrativa realistica per la quale, in controtendenza con il resto dell’Occidente, i lettori nostrani hanno fatto una scelta di campo già a partire dal Verismo) e dall’altro dal fantasy eroico/epico o urban, per lo più d’importazione. I grandi editori hanno spesso preferito il sicuro richiamo del modello tolkieniano e dei nomi autoriali perlopiù anglofoni, e questa tendenza permane a tutt’oggi.
Vero è che negli ultimi anni si sono intravisti segnali di cambiamento: piccole e medie case editrici stanno scommettendo su opere ibride che fondono Medioevo, Rinascimento o addirittura epoche arcaiche con presenze magiche o soprannaturali. Va detto, tuttavia, che la maggior parte dei fantasy storici apprezzati dalla nicchia di chi fruisce il sottogenere, in Italia, è costituita da opere ascrivibili al fantasy in cornice storica piuttosto che al fantasy storico stricto sensu
Secondo i criteri su descritti, tra le opere italiane appartenenti al sottogenere del fantasy storico si possono annoverare Gens Arcana (C. Randall) e l’eccellente Eternal War (L. Gambarini), laddove il fantasy in cornice storica è elegantemente rappresentato da La Mesmerista (S. Simoni), A Colpi di Cannonau (T. Blesh) e Inno Cannibale (A. Zanotti). Non poche opere, tuttavia, sfuggono a un rigido incasellamento tra i due estremi: a mio avviso un mirabile esempio, seppur non di autore italiano, ne è Leviathan (S. Westerfield), che ha ricevuto una recente e piuttosto fedele trasposizione in miniserie animata (Netflix).
La casa editrice suggerisce Megàlo – Olio e Sangue, l’ambizioso fantasy storico dieselpunk ed enemies to lovers ambientato nell’antica Roma dell’autore dell’articolo che state leggendo, e Ira Dei, romanzo dark fantasy storico ambientato a Pavia scritto da Giada Abbiati.
Ha senso scrivere fantasy storico?
I dati a mia disposizione evidenziano che l’intero mercato del fantasy in Italia, nel 2024, è risultato in crescita di circa il 25%, di cui però il fantasy italiano rappresenta solo il 5% del totale. I piccoli editori rappresentano, a oggi, circa il 40% dei titoli pubblicati ma, paradossalmente, tali titoli costituiscono meno del 10% della tiratura totale.
Ciò è legato a molteplici fattori perlopiù noti, di cui uno dei più gravosi è l’esterofilia di fruitori e promotori: oltre il 90% dei titoli fantasy venduti in Italia deriva da opere di autori stranieri (pubblicati pressoché interamente dalle grandi CE), mentre la diffusione dei titoli dei piccoli editori è mediamente piuttosto limitata a causa di comprensibili ragioni logistiche e di mercato.
In questa cornice, il sottogenere del fantasy storico italiano è una nicchia che risulta dunque penalizzata dalla zavorra multifattoriale di cui sopra, rappresentando solo una minoranza dei titoli pubblicati dagli editori italiani.
Nonostante tali enormi difficoltà, il mio parere è che il fantasy storico abbia notevoli capacità di crescita. Nell’ultimo decennio, ma non solo, in Italia si sta sviluppando il filone med-fantasy, ossia quel fantasy ambientato nel bacino del Mediterraneo e radicato nel folklore e nelle mitologie locali. Tale affascinante filone si integra naturalmente nel contesto del fantasy storico italiano e offre una originale alternativa allo stereotipo nordico e anglosassone. Risulta, dunque, una via privilegiata da percorrere per chi si approcci alla scrittura e alla lettura del sottogenere cui ci stiamo riferendo.
Come scrivere un fantasy storico: equilibrio e ricerca
Scrivere un fantasy storico significa muoversi su un crinale scivoloso. In questo sottogenere, più che mai, l’approccio “giardiniere” non paga. Bisogna comportarsi da “architetti” per approcciare la stesura di un’opera che si definisca fantasy storico. Canovaccio, scaletta, pianificazione meticoloso sono necessari affinché l’elemento storico sia incastonato con precisione e rispetto nella narrazione fantastica.
Esistono alcuni punti cardinali a cui lo scrittore di fantasy storico deve tendere costantemente:
- Documentazione: la ricostruzione del contesto dev’essere credibile e sufficientemente approfondita. Non serve alcuna pedanteria accademica, ma bisogna sufficientemente documentarsi su geopolitica dell’epoca, usi, costumi, mondo di contorno (non serve conoscere i massimi sistemi quanto soprattutto alcuni dettagli minuti, che fanno la più soddisfacente differenza) e in primo luogo mentalità del tempo. Sarebbe buona cosa dedicare alla documentazione il tempo necessario e mettersi a scrivere la prima stesura solo dopo aver padroneggiato a sufficienza questo aspetto. Anche se non si hanno competenze storiche specifiche, la documentazione non è un processo complicato: basta partire dalle fonti più facilmente accessibili (banalmente, anche Wikipedia o una enciclopedia storica) e, a mano a mano che si procede, consultare le bibliografie in calce alle fonti stesse. In tal modo si reperirà materiale sempre più specifico e, credetemi, questa caccia al tesoro costituisce la parte più divertente per la maggior parte degli autori di fantasy storico.
- Equilibrio: il fantastico deve integrarsi al periodo storico scelto, non sovrastarlo (né dovrebbe accadere il contrario, pena il dare vita a un romanzo storico con solo qualche nota di realismo magico). L’uso del soprannaturale deve essere sapiente e “furbo”: ciò che per noi è magico, per gli uomini di allora era spesso parte del reale (apparizioni, presagi, forze invisibili). Tenere a mente tale visione aiuta a rendere un fantasy storico autentico. Come mi è capitato di dire altrove, un fantasy storico ben scritto è una danza tra la Storia e la fiction, una narrazione in cui i due elementi non stridono ma si sposano. Riuscire in quest’impresa rende il testo estremamente elegante ed è garanzia quasi certa di apprezzamento generale.
- Mentalità dell’epoca: questa è forse la sfida più grande per chi scrive fantasy storico: evitare gli anacronismi culturali è essenziale. I personaggi devono agire e pensare come donne e uomini del loro tempo, anche se (si badi bene!) i loro comportamenti, a una valutazione superficiale, potrebbero essere tacciati come inaccettabili nella nostra società. Risulterà chiaro, durante la scrittura, che quei personaggi porteranno comunque con sé un’oncia del pensiero contemporaneo che deriva loro dall’autore, ma il lavoro maggiore è proprio sommergere il più possibile la sensibilità odierna di chi scrive, a beneficio di personaggi che, pur non reali, risultino realistici secondo un ovvio e fondamentale principio di verosimiglianza.
Leggere un fantasy storico: tra storia e immaginazione
Questo è il punto dolente, che talora rende il fantasy storico oggetto dei nostri personali bias cognitivi.
Laddove i lettori di narrativa realistica sono avvezzi, nel romanzo storico, a confrontarsi con personaggi che pensano e agiscono in modi a volte diametralmente opposti al comune sentire e agire contemporaneo, chi fruisce il fantasy potrebbe cadere in quella che io chiamo trappola della sensibilità: chi legge fantasy può scegliere di non approcciare un fantasy storico ma, se lo fa, allora deve essere consapevole e disposto a silenziare la sua sensibilità odierna a vantaggio dell’immedesimazione nel periodo storico, per quanto ciò possa essere disturbante in casi rari ed estremi.
Leggere una storia ambientata nel 1600, in cui un giovane ladro di galline fischia all’indirizzo di una ragazza avvenente, non può e non dovrebbe far scattare nella testa della lettrice o del lettore una sirena che urli al catcalling poiché, per quanto deprecabile e moralmente inaccettabile al giorno d’oggi, tale comportamento è perfettamente calzante con la caratterizzazione del personaggio in quell’epoca (questo esempio si riferisce a una scena in prima stesura del mio romanzo d’esordio, che tagliai poi in versione definitiva proprio per l’allora mio irrazionale timore di evocare il demone della sensibilità in qualcuno).
Estendendo il discorso, ritengo che la depurazione di aspetti non più moralmente accettabili da un’opera ambientata in epoche passate sia un esercizio pericoloso: ne è un esempio la recente riscrittura di alcuni classici, pratica che personalmente condanno in toto e senza possibilità d’appello, ma anche il proliferare di trigger warning nelle opere odierne ambientate nel passato, come se chi legge debba essere avvertito che nel medioevo la gente non pensava e non agiva secondo i nostri canoni…
Il lettore, dunque, deve adottare una doppia prospettiva quando si approccia a un fantasy storico: come in un romanzo storico, accetta di confrontarsi con un contesto anche molto diverso da quello attuale e di scoprire aspetti del passato; come in un fantasy, sospende l’incredulità e si lascia affascinare dal meraviglioso. In questo modo, la lettura diventa un esercizio di immaginazione critica: riflettere su ciò che è stato e su come sarebbe stato se al mondo esistesse un pizzico di magia.
Conclusione
Il fantasy storico, in Italia, è ancora un terreno da esplorare, ma proprio per questo rappresenta un’occasione. Può essere un ponte fra memoria e invenzione, un modo per rendere vivo il passato senza privarlo del mistero. Se la narrativa fantastica parla di ciò che desideriamo, e la narrativa storica di ciò che ricordiamo, il fantasy storico è forse il genere che più di tutti ci permette di immaginare chi avremmo potuto essere.