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Indagine nella mente di Nikolas Dau Bennasib, autore di Protocollo Uchronia

Intervista a Nikolas Dau Bennasib
Indice

La fantascienza, tanto bella da leggere quanto complessa da scrivere, è forse il genere che richiede più intelligenza. Non soltanto per le grandi conoscenze che uno scrittore di certa fantascienza deve possedere, ma per l’intuizione iniziale, quello sguardo vivido proiettato al futuro, e la capacità di tessere trame che partono, prima di tutto, dagli istinti dell’uomo e dai viaggi della sua mente. La fantascienza, per essere bella, deve essere pensata, ponderata. Esattamente le ragioni che ci hanno portato a inviare a Nikolas un contratto e a voler far diventare Protocollo Uchronia il primo romanzo della collana Zenit.

Non era facile scrivere una sinossi per un libro di questo tipo, un libro con tre linee temporali, scene nel passato, considerazioni e riflessioni avanguardiste e un intreccio finemente architettato. Leggendola, pensavamo di aver capito il libro, ma non ne eravamo neanche vicini. Nient’affatto. Quella di Nikolas si è scoperta, parola dopo parola, una sorpresa splendidamente scritta. Le poche e oculate parole scelte dall’autore costruivano un intreccio complesso le cui diramazioni si incontravano nei momenti di maggiore tensione. Abbiamo iniziato a leggere i libri con l’ottica del redattore, del valutatore, ma siamo finiti a divorarlo con quelli del fan accanito. Protocollo Uchronia è un libro tanto leggero quanto impossibile da rimettere sul comodino. Il lettore deve sapere, deve capire. Non abbiamo avuto scelta, quando abbiamo finito di leggerlo. Dovevamo pubblicarlo, per forza di cose. Volevamo che altri godessero dell’esperienza che avevamo provato nel leggerlo.

Protocollo Uchronia è un romanzo dai numerosi influssi e dalle tante sfumature. Un romanzo che attinge dai filoni più moderni della fantascienza, come per la realtà virtuale e l’ucronia, condendola con riflessioni transumaniste e filosofiche che indagano la natura dell’anima. Un romanzo ambizioso, coraggioso e potente, che non vedevamo l’ora poteste leggere anche voi.

Ma c’è tanto, tanto di più. Per questo abbiamo intervistato l’autore, per andare ad approfondire gli elementi più intriganti del libro, che siamo sicuri riusciranno a sorprendervi. Lasciamo quindi che sia Nikolas a continuare a raccontare l’intrigante romanzo fantascientifico che ha scritto!

 

  • Partiamo da una domanda semplice: com’è stata questa prima parte di viaggio? Cosa provi ad aver coronato questo sogno?

Diciamo che è stata “sorprendente”, nel senso che è stata una sorpresa, qualcosa di non pianificato.  Protocollo Uchronia è nato come una sorta di spin off di un progetto più grande a cui stavo già lavorando, dove, però, la fantascienza era presente solo in minima parte.

Un giorno, capitai sul bando del Premio Urania e decisi di partecipare con una storia scritta ex novo e calcando di più il lato sci-fi. Ero già in ritardo, perché lessi il bando a fine agosto e la scadenza era fine novembre, ma decisi di mettermi in gioco. Così ideai la storia, la strutturai, passai le varie fasi di scrittura e rilettura e spedii tutto. Era nato Protocollo Uchronia.

Arrivai tra i finalisti – questo era già un traguardo per me, considerate le tempistiche con cui avevo prodotto il tutto – ma non vinsi. Così decisi di sfruttare questo “spin off” nato per caso, a cui mi ero ormai affezionato, per presentarlo a qualche casa editrice.

Anche l’incontro con Lumien è stato casuale. Feci una banale ricerca su Google, del tipo “case editrici fantascienza”, e capitai su questa CE, nata da poco, senza ancora un catalogo di pubblicazioni, ma che subito mi fece una buona impressione per come si presentava. Mi dissi: “Ok, questi ragazzi mi piacciono, hanno una bella grinta, voglio scommettere su di loro!”.

Così eccomi qua. E sono decisamente soddisfatto di dove mi ha portato questo inaspettato cambio di rotta.

 

  • Protocollo Uchronia, come tutta la fantascienza di valore, è un libro tanto semplice e piacevole da leggere quanto difficile da scrivere. Linee temporali si intrecciano e una grande conoscenza del passato, ma anche di argomenti contemporanei e filosofici/teologici, traspare dalle tue parole. Ci parli di come sei arrivato a questa storia? Quanto i tuoi studi hanno influito?

Come ho detto prima, tutto è nato per caso. La storia a cui stavo lavorando era incentrata su un videogioco a bivi a tema storico. L’elemento sci-fi era presente molto poco, solo verso le ultime battute. Il romanzo poteva ascriversi – alla lontana – al genere del techno thriller, ma non sapevo se fosse abbastanza per partecipare al Premio Urania. Così presi distanza da quanto avevo già scritto e inserii quella storia in un universo più articolato.

Volevo mantenere l’idea del videogioco storico a bivi, ma dovevo farcirla di elementi tecnologici più “futuristici” e, allo stesso tempo, evitare di partorire una copia di Ready Player One – sì, era una mia paranoia!

Decisi alla fine di separare la storia del videogioco dalla Storia (la S maiuscola è voluta), e così nacquero le prime due linee narrative.

La terza la ideai in seguito, per vari motivi. Mano a mano che ideavo, i temi che trattavo nelle prime due linee prendevano una connotazione morale e decisi di contrapporvi una visione alternativa. Per quanto non sia amante dell’inserire sempre e comunque una riflessione morale in una storia – a volte l’intrattenimento fine a se stesso basta –, ritenni adeguato farlo per il Premio Urania. Inoltre, avevo letto di recente alcune storie strutturate su più linee narrative convergenti e l’idea di poterne scrivere una simile mi allettava.

Per quanto riguarda i miei studi, specialmente di filosofia e teologia, hanno paradossalmente influito molto poco. Sicuramente li ho usati come base di partenza per porre dei quesiti etici, antropologici o anche “fanta-teologici”, ma mi sono guardato dall’affrontarli con tutte le accortezze che un dibattito filosofico avrebbe realmente richiesto. Sarebbe risultato troppo pedante, all’interno di una storia già di per sé intricata. Mi sono limitato a porre i quesiti e offrire delle possibili strade da percorrere, lasciando la libertà al lettore di farsi una sua idea.

 

  • Possiamo considerare il tuo romanzo uno sci-faith?

In Protocollo Uchronia definisco lo sci-faith come un genere dove si mescolano “idee fantascientifiche a concetti religiosi”. È una definizione un po’ vaga, ma in quella scena non potevo fare disquisizioni sulle etichette narrative.

Quindi, tornando alla domanda: considero il mio romanzo uno sci-faith? In breve: sì. Sebbene non sia sceso troppo in profondità nel toccare alcune tematiche, per i motivi che ho spiegato sopra, le ho comunque inserite volutamente per inscenare un conflitto di idee e visioni.

Resto tuttavia dell’avviso che le etichette siano più indicative che prescrittive e che si fondino non solo su criteri “oggettivi” e condivisi, ma anche su una buona dose di sensazioni – le famose vibes – che la storia trasmette. Ad esempio, se allo zoo compare un draghetto bipede e lo chiamo “viverna”, avrei la sensazione di trovarmi in un urban fantasy, mentre, se lo chiamo “dimorphodon”, be’… benvenuti al Jurassic Park!

Entrando nel campo fantascientifico, se paragonassi il romanzo Lo specchio di Dio (Jesus Video), dove un viaggiatore del tempo avrebbe registrato la resurrezione di Gesù, al film Prometheus, in cui si tocca en passant il tema della creazione umana, entrambi cadrebbero sotto la definizione di sci-faith, ma a livello di impressioni, il primo trasmetterebbe qualcosa in più del secondo.

 

  • Quali autori/registi/sceneggiatori ti hanno ispirato nella scrittura di questo libro?

L’idea di un protagonista alle prese con un videogioco storico/ucronico viene dalla passione per la saga di videoludica di Assassin’s Creed. Mi piaceva l’idea di passare da un’epoca storica all’altra nei diversi capitoli e, per evitare il ricorso a una macchina del tempo (o a un animus), optai per il videogioco.

Per caso, in quel periodo scoprii anche la saga di Hyperversum di Cecilia Randall, dove alla base dell’esperienza storica dei protagonisti c’era proprio un videogioco. Devo dire che, in un primo momento, rimasi amareggiato, perché pensai di dover ricalibrare la mia storia. Poi lessi questi libri e capii che la strada intrapresa dalla Randall era decisamente diversa dalla mia, così l’idea del videogioco restò invariata. Posso dire quindi che questa autrice nostrana ha comunque influenzato il mio percorso, sebbene indirettamente.

Un autore che ha invece avuto un’influenza decisamente più diretta è stato Valerio Evangelisti – venuto a mancare proprio quest’anno – con la sua saga su Nicolas Eymerich. L’idea di aggiungere una terza linea narrativa alle prime due e di farle convergere verso un unico punto l’ho presa proprio dai suoi libri sull’inquisitore. Evangelisti aveva inoltre esordito su Urania proprio con Nicolas Eymerich, Inquisitore. Usare, quindi, la struttura tripartita per partecipare al Premio Urania mi era sembrato anche un modo per omaggiarlo.

 

  • Parlare del tuo romanzo è incredibilmente complesso perché si rischiano di rivelare gli elementi sorprendenti della tua storia, e non vogliamo svelare nessuno dei tanti plot twist e cliffhanger che tengono elevata la tensione di questo romanzo. Vuoi provare a raccontarci tu di cosa parla?

Partiamo dal titolo. Un protocollo è – tra le altre cose – un “complesso di regole e procedure cui ci si deve attenere in determinate attività”, mentre l’ucronia è una “storia alternativa”, una “fantastoria”. Protocollo Uchronia narra quindi delle azioni di alcuni individui, regolate da procedure da seguire e volte a creare una storia alternativa – nello specifico, siamo agli inizi del tardo impero romano. Il come e il perché lo lascio scoprire ai lettori.

Intorno a questa linea narrativa principale, orbitano le altre due. La prima, ambientata ai giorni nostri, vede una madre in cerca di una soluzione per la paralisi del figlio. La seconda, ambientata in un mondo futuro dove le connessioni sono saltate, riguarda le vicende di una guardia svizzera in missione per portare al sicuro il Papa.

Come ho detto sopra, le tematiche affrontate nelle tre linee narrative sono varie. Queste toccano i concetti di individualità, anima, fanatismo, limiti morali e altri ancora. Ma, sempre restando attinenti al titolo, uno dei temi centrali è il poter modificare la storia. Potendolo fare, sarebbe giusto modificarla per un bene superiore o bisognerebbe accettare il passato e andare avanti? Ognuno darà la risposta che meglio crede.

 

  • In Protocollo Uchronia ci sono tanti personaggi molto diversi fra loro. Uno dei principali è addirittura il Papa, un pontefice tratteggiato con una delicatezza davvero matura e rispettosa. Vuoi parlarci un po’ di loro?

Tutti i personaggi sono stati tratteggiati – chi più, chi meno – per essere figure moralmente grigie. Tutti sono positivi e negativi a loro modo, a seconda di come li si guarda.

Rebecca, la madre di cui ho parlato sopra, ha un amore sincero per il figlio e vuole davvero trovare una soluzione alla sua paralisi. Ma fin dove è disposta a spingersi o cosa è disposta a credere pur di realizzare il suo obiettivo? Dov’è il limite tra l’amore materno e l’orgoglio di non perdere la sfida che si è autoimposta?

Al contrario, Klaus, la guardia svizzera, ha un dovere che gli è imposto dal suo ruolo: deve portare in salvo il Papa. Eppure “contamina” questo stesso dovere con le ossessioni derivanti dalle sue vicende personali.

Anche il Papa non è esente da questa conflittualità. Uomo di pace, si ritrova in prima persona in una realtà violenta. Guida universale dei fedeli, si ritrova isolato in un mondo disconnesso. Eppure, continua ad applicare i suoi schemi mentali di guida pacifica a una situazione completamente stravolta, il che rischia di essere controproducente, se non addirittura dannoso. A lui ho voluto anche opporre una figura analoga, ma allo stesso tempo contraria. Il lettore scoprirà chi.

In ultimo abbiamo i due protagonisti delle vicende ucroniche del tardo impero. Si potrebbe pensare che siano i personaggi più monolitici, in quanto seguono fermamente un solo obiettivo: cambiare la storia. Eppure anche loro hanno luci e ombre, difetti da correggere, scelte da fare, che potrebbero stravolgere il loro operato. Ma su questa coppia, non posso dire di più.

Poi abbiamo i vari personaggi secondari, tra cui cito solo quelli più conosciuti, ovvero Costantino e Massenzio. Per scoprire che ruolo avranno nella storia, invito a leggere il libro!

 

 

  • Come credi evolverà il futuro? A che punto l’umanità si fonderà con la scienza?

Difficile dirlo. Si può fantasticare tanto sul futuro, ma ci sono fattori pratici (le risorse energetiche, le materie prime e gli interessi politici legati a entrambe) e fattori teorici (le ripercussioni etiche, filosofiche e sociali di alcuni ambiti della scienza e della tecnica) che comunque rendono la diffusione del progresso tecnico-scientifico abbastanza lenta. Parlo di “diffusione” del progresso e non del progresso in sé. Una scoperta o un’invenzione all’avanguardia può essere un traguardo per l’umanità in astratto, ma è la sua applicazione nella società che permette il cambiamento sociale, e questo genere di cambiamento avviene, di solito, in maniera graduale, salvo casi eccezionali (vedi la pandemia di COVID-19 e l’implementazione delle risorse per il telelavoro).

Personalmente credo che una società in cui scienza e tecnologia prenderanno posto in maniera più “invasiva”, come nel filone cyberpunk, sia ancora di là da venire. Le difficoltà tecniche per realizzarla e le variabili imprevedibili in gioco sono troppe per farmi immaginare una società del genere nel medio periodo.

Tuttavia, ciò che probabilmente cambierà, anche sotto l’influsso della scienza e della tecnica, sarà la mentalità della società. Una rivoluzione in questo senso l’abbiamo già avuta con internet, che, oltre a cambiare il nostro modo di vivere, ha anche influenzato parecchio la nostra vita sociale e il nostro modo di vedere le cose, nel bene e nel male. Forse bisognerebbe studiare meglio l’impatto che la rivoluzione telematica ha portato sui vari livelli della vita, personale e sociale, per poter fare previsioni più consapevoli su cosa aspettarci dal progresso futuro.  

 

  • All’interno del romanzo si dipanano idee e credenze molto diverse fra loro: parteggi per qualcuna di queste? È stato difficile difendere idee e pensieri contrapposti ai tuoi?

Avendo cercato di creare dei personaggi “grigi”, non mi ritrovo completamente in nessuno di loro, pur condividendone a volte dubbi, domande o idee. Sono tutti un po’ me, ma nessuno lo è davvero. Io sono credente, ma molte delle domande che alcuni personaggi si pongono all’interno della storia, me le sono poste io in primis, pur non arrivando per forza alle loro conseguenze. Allo stesso modo, non mi sento di condividere tutte le decisioni o i punti di vista del Papa, di Klaus o di altri personaggi solo perché credenti.

La cosa difficile, quindi, non è stata presentare come valide o giustificabili posizione opposte alle mie, quanto piuttosto dare a ogni personaggio una posizione che fosse allo stesso tempo condivisibile e criticabile. Non era mia intenzione scrivere un’opera apologetica o un manifesto politico, ma ho voluto piuttosto presentare una varietà di visioni che riflettesse quella stessa varietà che esiste nel nostro mondo. Volevo che il lettore, indipendentemente dal partito che avrebbe o non avrebbe preso, fosse consapevole che chi si trova dall’altra parte della barricata può comunque avere le sue buone ragioni.

Questa non è nemmeno una dichiarazione di relativismo. Non mi considero relativista. Ma, nel mondo odierno, che paradossalmente si vuole “aperto mentalmente”, dove fioccano ogni giorno nuove etichette e dove ci chiudiamo in bolle sociali sempre più rigide, mi sembrava giusto ricordare questa verità, per quanto banale.

 

  • Vogliamo lasciarti con una sfida: descrivi il tuo romanzo usando solo tre aggettivi.

Visto che, in qualche modo, li ho citati sopra, mi limito a ripeterli: fantascientifico, fantastorico, fantateologico.

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Alvise Canal
Alvise Canal
Alvise nasce come instancabile sognatore e scrittore notturno. Dopo una proficua carriera nel web marketing, avvia la casa editrice Lumien, all'interno della quale lavora come editore.

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