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Protocollo Uchronia

di Nikolas Dau Bennasib
(6 recensioni dei clienti)

13,30 

Un racconto avanguardistico sulle possibilità della nostra mente. Una riflessione profonda su cosa vuole dire possedere un’anima.

 

«Il termine indica tante cose, a seconda del campo di studi, ma noi chiamiamo Singolarità il punto in cui tutte le potenzialità si fondono e avviene il salto evolutivo. L’insieme delle potenzialità della materia molecolare e dell’energia unite in una Singolarità hanno prodotto la vita. La vita ha poi prodotto l’anima. Con i suoi studi, comprendendo il funzionamento biochimico dell’anima, passeremo allo step successivo.»
«La digitalizzazione dell’anima?» Rebecca mantenne un’aria scettica.
«Sì, dottoressa.»

 

Pagine 264
ISBN 9791281256040
Ebook Disponibile su Amazon, Kobo e in tutti gli store online

Descrizione

Che cos’è l’anima? Si può replicare una vita attraverso l’uso della tecnologia e mettere un freno alla morte? E quanto del nostro mondo si potrebbe migliorare se solo fossimo in grado di cambiare la storia?

Nella Parigi contemporanea, un’invenzione sbalorditiva ha reso possibile l’utilizzo del connettoma, la mappa delle connessioni neurali del cervello umano, rendendo possibile la replicazione della coscienza. Nella Roma del 2099, a seguito di un blackout delle reti mondiali, vecchi scandali portano a galla i segreti nascosti nelle catacombe del Vaticano: avanguardie dal sapore post-umano rivelano l’esistenza di un piano che potrebbe cambiare le sorti del mondo.

A cavallo di tre linee temporali, il racconto avanza svelando quanto siamo disposti a fare pur di rimanere attaccati alla vita. La domanda è una sola: è davvero possibile creare un mondo ideale per tutti?

Un libro di fantascienza che esplora la virtualizzazione dell’anima e le correnti transumaniste

L’autore, finalista al Premio Urania, dissemina la sua storia distopica con riflessioni transumaniste e filosofiche in grado di mettere in dubbio i lettori. Protocollo Uchronia è un’esperienza di lettura ricca di tensione, in cui le tre linee temporali si intrecciano in modo astuto, evidenziando le diversità e somiglianze fra i vari protagonisti della storia. Nikolas racconta la fantascienza in modo nuovo e stimolante, gestendo la realtà virtuale e l’input videoludico in modo affascinante.

 

Grazie a Rebecca, l’umanità sarà in grado di superare il limite estremo dell’uomo.
Ma a che prezzo?

Libro fantascienza italiano Protocollo Uchronia

Informazioni aggiuntive

Peso 0,45 kg
Dimensioni 21 × 14,8 × 1,9 cm

6 recensioni per Protocollo Uchronia

  1. Gianluca

    Protocollo Uchronia è uno di quei libri che anche se sei stanco e hai gli occhi che si chiudono devi per forza continuare a leggere. L’autore a disseminato il manoscritto con tanti colpi di scena e l’intreccio delle tre linee temporali è davvero intrigante e ben dosato. Fa parte di quella fantascienza bella e intelligente destinata a rimanere, un libro che difficilmente può essere inscritto in un solo genere. È una lettura per tutti! La storia è davvero affascinante e da appassionato di videogiochi e realtà virtuale è stato bellissimo leggere come l’autore abbia rivisto questi elementi, usandoli come input per raccontare qualcosa di molto più profondo, come la virtualizzazione dell’anima. Sembra una puntata di Black Mirror! Mi è piaciuto davvero moltissimo e lo consiglio un po’ a tutti, non soltanto agli appassionati di fantascienza.

  2. Andrea Vanacore

    Opera interessante e molto ben scritta, a cui ho avuto il privilegio di fare da beta reader, che catapulta il lettore avanti e indietro nel tempo, dall’antica Roma al presente/prossimo futuro, fino ad arrivare a un futuro remoto di post-umanità.
    Un romanzo in cui la storia viene riscritta e messa in discussione, perennemente sospeso tra realtà e simulazione, che di certo apprezzeranno gli amanti di opere come “Matrix” e “Cloud Atlas” (quest’ultimo tratto dall’omonimo romanzo di David Mitchell) delle sorelle Wachowski, ma anche “Brazil” di Terry Gilliam o “eXistenZ” di Cronenberg.
    Consigliato a tutti gli amanti della fantascienza con atmosfere cyberpunk.

  3. Giulia I. (proprietario verificato)

    Non sono una grande lettrice di fantascienza, né una videogiocatrice, ma l’ucronia mi ha sempre affascinata. Ho quindi dato una possibilità al libro fidandomi del titolo (e della copertina!). Devo dire che è stata una piacevolissima sorpresa.
    Lo stile è scorrevole e la storia, che si dipana su 3 linee narrative destinate ad intrecciarsi, mi ha saputo catturare, come in un thriller. Anche i temi affrontati, che variano tra il fantascientifico, il filosofico, l’antropologico e il religioso, sono presentati senza troppe pretese né complessità eccessive, anzi, ne ho apprezzata l’accessibilità, senza che risultassero (almeno a mio avviso) superficiali.
    Sicuramente chi è avvezzo al mondo dei videogiochi, vi troverà riferimenti che io non ho colto, o avrà un’esperienza di lettura appagante in modo diverso. Tuttavia, anche io, che di quel mondo ne conosco poco, ho saputo apprezzare la storia, anche perché l’elemento narrativo videoludico non è comunque così preponderante.
    Quindi, decisamente lo consiglio agli amanti dei videogiochi, della fantascienza (soprattutto se tocca il concetto di realtà virtuale), delle commistioni di genere e delle storie costruite su più linee temporali.
    Ovviamente, anche agli amanti dell’ucronia 😉

  4. Simone

    Libro bellissimo, davvero consigliato anche ai non esperti di fantascienza!

    Libro davvero entusiasmante, la storia è originale e ben scritta. La trama è un mix tra storia e fantascienza, rendendosi adatto anche a chi non è familiare con questo genere letterario. Mi è piaciuta molto anche la suddivisione del libro, capitoli brevi lo rendono comodo a chi ha poco tempo e voglia di staccare per qualche minuto, e l alternanza di tre linee temporali fa sì che il lettore sia sempre al centro Dell azione, sempre col il fiato sospeso nella curiosità di sapere cosa succederà ai personaggi di quella determinata linea. Davvero una lettura consigliata, un autore e una casa editrice in ascesa.

  5. Lo Scrittore Ombra – Simone

    La fantascienza che fa riflettere.
    Nikolas, l’autore, crea tre linee temporali che si intrecciano brillantemente. Epoca romana, contemporaneità e prossimo futuro post internettiano.

    Il ritmo della narrazione vi farà attraversare le vicende narrate con attenzione e suspense.
    Devo ammettere che ho una fascinazione verso lo stile di Buticchi ne “Le Pietre della Luna” e il magistrale Asimov. Del primo rivedo in Nikolas la sapiente gestione delle linee temporali, della causalità delle azioni e dei loro riscontri in vicende successive. Del secondo riscopro nell’autore di Protocollo Uchronia le doti della gestione del tempo stesso e dell’analisi dell’impatto della tecnologia e delle scelte dei personaggi sull’evoluzione della società.

    Protocollo Uchronia ci fa ragionare su temi etici scottanti facendoci divertire e appassionare. La narrazione scorrevole pur nella difficoltà tecnica di produrre un romanzo di questo tipo sottolinea le capacità fuori dall’ordinario dell’autore.

    Devo dire che il primo capitolo mi ha tramortito. L’effetto straniante mi ha indotto a chiedermi se non fossi entrato in un mondo troppo distante dalla mia sensibilità. Ma mi sono ricreduto capitolo dopo capitolo fino ad empatizzare con gli avatar digitali, ma scoprirete solo alla fine il perché di questo richiamo emotivo.

    Da accademico non potevo non rivedermi nei drammi che si mescolano alle gioie e alle delusioni di Rebecca. Allo stesso tempo l’arco di trasformazione di Klaus ha modificato la mia concezione dell’eroe classico. Anche il papa umanizzato da ira e compostezza altalenanti fa riflettere. Quasi stessimo leggendo al contempo di un Dio crudele dell’Antico Testamento e di uno magnanimo del Nuovo.

    La riflessione sui limiti della moralità legati all’anima, sull’ineluttabilità della storia, sui confini da autoimporsi in quanto scienziati o rivestendo ruoli centrali nel potere mondiale fanno di quest’opera non solo intrattenimento, che pur si può gustare senza sforzo, ma lascia spazio a interrogativi profondi per chi se li vuole porre.

    Buona lettura!

  6. Gabriele Trovato

    ATTENZIONE: CONTIENE SPOILER
    Temo di dover andare un po’ controcorrente, viste le recensioni che ho letto, ma è con dispiacere che devo ammettere di non aver apprezzato tantissimo questo libro (uno dei due che ho preso con il kit dell’avventuriero). Ma procediamo con ordine.
    Cosa mi è piaciuto:
    1) Sicuramente l’idea di base e anche la gestione dei colpi di scena e dei nessi di causa-effetto. Per esempio, la scoperta della reale identità della “anomalia” nel programma Zoe è stata tanto sbalorditiva quanto ben strutturata e assolutamente naturale visto l’evolversi degli eventi.
    2) Gli interrogativi suscitati dalla lettura: più volte mi sono ritrovato a chiedermi se quegli algoritmi si potessero definire “persone reali” e dunque cosa rende ognuno di noi una persona reale
    Cosa non mi è piaciuto:
    1) Da grande appassionato del genere fantascientifico, ho letto moltissimi capolavori dei più grandi autori (dai classici intramontabili a quelli contemporanei). Dunque, credo ormai di aver sviluppato una certa sensibilità quasi istintiva (premetto, quindi, che, lungi da me spacciarmi per critico letterario, tutto ciò che seguirà sarà solo una mia personalissima opinione da appassionato e lettore accanito di romanzi sci-fi).
    La fantascienza è forse uno dei generi più complessi, in quanto di per sé, è solo un piccolo ingrediente da aggiungere a qualsiasi altro genere (ci può essere un horror fantascientifico, o un poliziesco, o un thriller, o un’avventura epica, o la classica space opera, oppure si può giocare con cervellotiche e incomprensibili trame basate su paradossi, universi paralleli o viaggi temporali), e la complessità richiede tempo per essere analizzata. Le tre linee narrative in un libro di 258 pagine sembrano più che altro 3 racconti di meno di 90 pagine ciascuno in media. Ognuna di esse ha un potenziale estremo, ma non viene sfruttato a dovere. Sembra quasi che, ad un certo punto, le vicende in ogni linea narrativa vengano compresse e accelerate per rientrare nelle poche pagine ad esse dedicate.
    2) In ogni libro di fantascienza che abbia mai letto, si dedica molto tempo a costruire il mondo tecnologico in cui si svolgerà la vicenda, per capire ciò di cui disporranno i protagonisti e i pericoli che affronteranno. Questo richiede, da parte dell’autore, una grande e profonda conoscenza (anche grazie ad eventuali consiglieri esterni esperti nel settore). Non stupisce che Asimov fosse un professore di biochimica nonché prolifico divulgatore scientifico. In questo romanzo, ho avuto l’impressione che mancasse l’attenzione ai dettagli tecnologici, quasi come se l’ingrediente “fantascienza” fosse relegato sullo sfondo ed una scusa per rendere palusibile una discussione filosofica sul transumanesimo.
    3) Una frase del libro mi ha colpito molto. La cito testualmente: “Avete lasciato morire miliardi di innocenti per il capriccio di una donna distrutta da un lutto”. Questa frase introduce il terzo ed ultimo punto della mia lista: la motivazione. Non è credibile (secondo la mia modestissima opinione, come ho specificato precedentemente) che una radiazione che dovrebbe solo inattivare la rete internet, le telecomunicazioni e l’energia elettrica possa essere la causa della fine della civiltà tale da poter permettere, 150 anni dopo, la rinascita della stessa a partire da scienziati risorti e pochi sopravvissuti ormai ridotti a selvaggi. Magari potrebbe esserlo se tali radiazioni investissero la terra all’improvviso, ma non sapendolo con 50 anni di anticipo. Non è credibile che 318 nazioni (informate sui fatti) non facciano qualcosa per prepararsi attuando strategie più semplici rispetto ad un reset dell’umanità grazie a dei robot comandati da tecnici digitalizzati e scienziati risorti. Banalmente, come cerca di fare Al Khadim, basta riconnettere il mondo. I laboratori hanno il segnale, dunque un modo per continuare ad averlo per tutto il mondo ci sarebbe potuto essere se si fosse lavorato a questo nei successivi 50 anni dalla scoperta del pericolo. Al di là dei pericoli che le persone stesse, uscite di senno per l’assenza delle reti di comunicazione, hanno creato, non viene fatto cenno a pericoli mortali e disastri climatici affrontati dai personaggi: il Papa, Klaus, la suora, la dottoressa Sharma in Pakistan sono assolutamente sani e salvi senza affrontare chissà che apocalisse.
    È quasi come se la dottoressa du Puit avesse convinto 318 nazioni ad assecondare la sua idea.
    Detto ciò, ritengo questo libro un ottimo punto di partenza per la collana Zenit e una perfetta lettura per chi si avvicina al genere fantascientifico, ma forse non per chi ne è già un veterano.

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