Descrizione
Adele è tornata a Monselice. Ad accoglierla, una città che non ha saputo accompagnare il tempo che scorre, una casa ancora popolata dai mostri che la terrorizzavano nelle penombre delle porte socchiuse, e un’assenza che trasforma il silenzio in rumore bianco. Sua madre Cora giace in coma irreversibile nel letto asettico di una casa di riposo. Eppure, Adele sa che niente è come sembra. Ci sono segreti che da bambina cercava negli armadi e un richiamo che, forse, questa volta troverà risposta, ma solo se lei sarà disposta a cercare la verità oltre il confine liminale tra passato e presente, realtà e magia, oscurità e luce, amore e disamore.
Gianluca –
Cora è una novella horror molto diversa da quella che ci si potrebbe aspettare da una storia di fantasmi.
Adele torna a Monselice, nella casa della sua infanzia, mentre sua madre Cora si trova in coma irreversibile. Ma il passato non è rimasto davvero indietro. La casa conserva ricordi, presenze e paure che Adele credeva di essersi lasciata alle spalle, e ben presto diventa difficile capire dove finisca ciò che è reale e dove cominci ciò che appartiene agli incubi.
Il punto di forza della novella è senza dubbio l’atmosfera. Irene L. Visentin costruisce una tensione costante senza avere bisogno di ricorrere continuamente a spiegazioni o jump scare. La casa, le stanze, le porte socchiuse e soprattutto i silenzi diventano elementi narrativi veri e propri. C’è una sensazione di oppressione che accompagna Adele durante tutta la storia e che rende il lettore partecipe della sua inquietudine.
Ma Cora funziona soprattutto perché il suo vero centro non è il soprannaturale: è il rapporto tra una madre e una figlia. Un rapporto fatto di assenze, incomprensioni, bisogno d’amore e ferite mai realmente affrontate. L’orrore diventa così una lente attraverso cui raccontare qualcosa di molto più umano e doloroso.
Ho apprezzato particolarmente il modo in cui la storia gioca con il confine tra realtà e sogno, passato e presente, magia e quotidianità. Non tutto viene spiegato in modo esplicito e questo, in una storia del genere, è un valore: alcune immagini e alcuni passaggi rimangono a lungo nella mente proprio perché lasciano spazio all’interpretazione.
È una novella malinconica, inquietante e molto evocativa, più interessata a insinuare un’angoscia lenta che a terrorizzare apertamente. E forse è proprio per questo che funziona: quando l’orrore arriva, sembra quasi che fosse già lì dall’inizio.
Cora è una storia breve ma densa, che usa il fantastico per parlare di famiglia, memoria e ferite emotive. Una lettura che lascia più inquietudine addosso che paura.