Descrizione
La più famosa rider di tori bionici, il suo fidanzato biomeccanico poco performativo, due sceneggiatori alle prese con il prossimo film “guarda, sbratta e dimentica” e la più folle festa aziendale di Hallowe’en, nella tenuta privata di un CEO che rifiuta di fare i conti con quel brutto vizio umano di non essere eterni e indistruttibili. Cosa mai può andare storto? Da quando arriva l’androide Country, tutto e pure male, ma con una colonna sonora pazzesca di Reid Brooks e una grande domanda: i tori bionici sognano rider elettriche? Non lo sappiamo. Per qualsiasi rimostranza a fine lettura, mandate pure una mail.
Gaia –
CHCS è tutti i motivi per cui non scrivo.
Perché fra il gore, il cannibalismo, l’indecenza e il black humor, infila frasi che sono esattamente quelle che ossessionano chi sta scrivendo e che solo nei testi onesti, in quelli nudi, si mettono. E che passano inosservate, di solito, tranne a chi condivide quell’ossessione. E serve una quantità di coraggio e onestà enorme per accettare che qualcuno possa vedere davvero chi sei, con tutte le tue vulnerabilità.
Serve troppa onestà per scrivere bene.
E al netto di qualche svarione e di una scrittura che poteva (ma magari non voleva?) essere più rifinita, Venus Marion scrive bene e mette in questo romanzo breve tutto quello che deve starci, con personaggi che escono di casa per una festa e si ritrovano immersi fra viscere e incubi —e che, come in ogni immersione che si rispetti, ne escono cambiati. In meglio? Chissà.
Un ottimo volume che tra uno strato di lettura e l’altro riesce a piazzare critica sociale, una lettura meta, insieme a tantissimo sangue. Ma davvero tanto. Tarantino scansate.
Applausoni all’autrice, applausoni alla CE che ha avuto il coraggio (pure loro) di prendere un testo del genere (e breve! Narrativa breve, in Italia!) e pubblicarlo. Questo è il trampolino che serve all’editoria fantastica.
Gianluca –
Country Horror Cyber Show è una di quelle letture che è difficile raccontare senza sembrare completamente fuori di testa. E forse è proprio questo il suo più grande pregio.
La novella di Venus Marion parte da un’idea già di per sé folle: una famosa rider di tori bionici, un fidanzato biomeccanico, un’azienda tecnologica, una festa di Halloween e un androide chiamato Country. Da queste premesse nasce un racconto che mescola cyberpunk, horror, western, splatter e commedia, con un gusto per l’assurdo che non si limita a essere fine a sé stesso.
La cosa più riuscita, però, è che dietro l’estetica volutamente trash c’è una storia sorprendentemente stratificata. Il romanzo gioca continuamente con gli stereotipi, con il cinema di serie B e con l’immaginario pop, mentre la struttura metanarrativa aggiunge un ulteriore livello alla vicenda. Gli intermezzi dedicati ai due sceneggiatori sono particolarmente divertenti e contribuiscono a dare alla novella un ritmo molto particolare.
E poi c’è l’horror. Non è semplicemente un pretesto per mettere in scena sangue e situazioni grottesche: lo splatter diventa uno strumento per parlare di corpo, sessismo, oggettificazione, tecnologia, intelligenza artificiale e di cosa significhi essere davvero umani. Il risultato è volutamente esagerato, spesso disgustoso e molto divertente, ma anche decisamente più intelligente di quanto la sua superficie lasci intendere.
Ho apprezzato soprattutto il contrasto tra l’assurdità della storia e la componente più umana dei personaggi. In mezzo a tori robotici, corpi biomeccanici e situazioni fuori controllo trovano spazio anche relazioni, sentimenti e momenti capaci di sorprendere.
Country Horror Cyber Show non è una lettura per tutti, e probabilmente non vuole esserlo. Ma se cercate qualcosa di folle, irriverente, splatter e completamente fuori dagli schemi, questa novella è una piccola bomba. E, soprattutto, dimostra che il “trash” può essere molto più interessante quando chi lo scrive sa esattamente cosa sta facendo.